IL SEGRETO DELLA VITA

Redazione Biovital Approfondimenti

Chi era Emilio Del Giudice e perché le sue ricerche sull’acqua continuano ancora oggi a far discutere? In questo primo capitolo, estratto da una diretta di Occhio alla Storia con Alessandra Corcelli, Simone Zorzi e Thomas Torelli, partiamo dal racconto umano di Del Giudice per entrare nel cuore delle sue ricerche: l’acqua biologica, i domini di coerenza e l’idea dell’acqua come vero “maestro d’orchestra” degli organismi viventi.
Un viaggio tra acqua, vita, energia e informazione.

Siamo abituati a pensare all’acqua come alla cosa più semplice del mondo.
Apriamo un rubinetto. Riempiamo un bicchiere. Beviamo.
Fine della storia.
Eppure Emilio Del Giudice, fisico teorico italiano scomparso nel 2014, partiva proprio da una domandaapparentemente banale:
siamo davvero sicuri di aver capito fino in fondo che cosa sia l’acqua?
Una domanda semplice, dietro la quale si apre un territorio molto più complesso.
Del Giudice dedicò una parte importante delle sue ricerche allo studio della materia e dell’acquaattraverso la teoria quantistica dei campi. Ma ciò che ancora oggi rende interessante la sua figura non èsoltanto quello che studiava.
Era soprattutto il modo in cui cercava di raccontarlo.

Chi lo ha conosciuto personalmente ricorda un uomo capace di affrontare argomenti estremamentecomplessi utilizzando immagini comprensibili a tutti.
Nel video, il regista Thomas Torelli racconta proprio questo aspetto, durante la realizzazione del documentario.
Un altro mondo, Torelli chiese a Del Giudice di spiegarglialcuni concetti come se davanti a lui ci fosse un bambino, era questa, in fondo, una delle caratteristiche più affascinanti del fisico italiano: provare a trasformare concetti difficili in qualcosa che potesse essere visualizzato.
Uno degli esempi più efficaci riguarda la cosiddetta “coerenza”., immaginiamo una stanza piena di persone, ognuno cammina per conto proprio, qualcuno attraversa la sala, qualcuno si ferma, altri si scontrano accidentalmente.
Poi parte la musica, le persone iniziano a seguire lo stesso ritmo, i movimenti non sono più completamente casuali ognuno conserva la propria identità, ma compare improvvisamente qualcosa che prima non esisteva:
un comportamento collettivo.
Era attraverso immagini come questa che Del Giudice cercava di avvicinare il pubblico al concetto di coerenza, ed è qui che entra in scena l’acqua.

Nel nostro immaginario, quando pensiamo alla biologia pensiamo immediatamente al DNA, alleproteine, agli enzimi, agli ormoni.
L’acqua rimane quasi sempre sullo sfondo, è il contenitore, il mezzo.
Qualcosa di indispensabile, certamente, ma apparentemente passivo.
Del Giudice invitava a ribaltare la prospettiva.
Nelle sue riflessioni sull’acqua biologica e sui fenomeni di coerenza, l’acqua assumeva un ruolo moltopiù dinamico nell’organizzazione della materia vivente.
Ed è probabilmente questa l’idea più potente che rimane del suo lavoro:
guardare ciò che tutti abbiamo davanti agli occhi e porre una domanda diversa.
Perché studiamo nei minimi dettagli ciò che è immerso nell’acqua e molto meno l’ambiente nel qualetutto questo avviene?

Ma Del Giudice andava persino oltre la fisica, usava la scienza per interrogarsi sull’uomo, nel filmato propone una contrapposizione provocatoria: da una parte la competizione, che domina molti aspetti della nostra organizzazione economica e sociale; dall’altra la cooperazione, indispensabile nei sistemi viventi.
Un organismo esiste perché miliardi di elementi differenti riescono a lavorare insieme.
Il cuore non compete con il fegato.
Una cellula non deve “sconfiggere” tutte le altre.
Ogni parte svolge una funzione all’interno di un sistema più grande.
Da qui nasce una domanda che supera il laboratorio: se la vita si organizza attraverso relazioni e cooperazione, perché abbiamo costruito una società
così ossessionata dalla competizione?
È forse questo uno degli aspetti meno conosciuti e più interessanti di Del Giudice.
Non vedeva la scienza come un insieme di formule isolate dalla vita quotidiana.
Cercava connessioni.

Ed è proprio seguendo questa logica che nasce un’altra domanda molto concreta.
Perché percepiamo come così diversa l’acqua appena sgorgata da una sorgente?
La spiegazione più prudente non richiede necessariamente concetti straordinari: temperatura, mineralizzazione, composizione chimica, conservazione e materiali con cui l’acqua entra in contatto possono modificarne le caratteristiche percepite, ma esiste anche chi, partendo dagli studi e dalle ipotesi sulla struttura dell’acqua, ha deciso di indagare un’altra strada.
È il percorso raccontato da Simone Zorzi.
L’intuizione alla base di Biovital
parte infatti da una domanda molto simile: che cosa succede all’acquadurante il suo viaggio dalla natura fino alle tubazioni delle nostre abitazioni?
E soprattutto: è possibile intervenire sulle sue caratteristiche fisiche attraverso movimento e campimagnetici?
Da questa ricerca è nato un dispositivo che cerca di riprodurre alcune condizioni associate dai suoiideatori all’acqua in movimento in natura, non serve trasformare questa idea in un atto di fede la cosa interessante è la domanda che la precede perché è esattamente il tipo di domanda che Del Giudice amava porre.
Non fermarsi alla formula chimica H₂O.
Osservare il comportamento dell’acqua.
Studiare come interagisce con l’ambiente.
E soprattutto smettere di considerarla qualcosa di banale solo perché è presente ovunque.

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È facile cercare risposte complicate in luoghi lontani, molto più difficile è tornare a osservare le cose quotidiane, un bicchiere d’acqua, per esempio.
Emilio Del Giudice ha trascorso una parte importante della sua vita scientifica interrogandosi sullamateria, sulla coerenza e sul ruolo dell’acqua nei sistemi viventi, ma forse il valore più interessante della sua eredità sta proprio nel metodo.
Fare domande, anche quando sembrano troppo semplici, anche quando costringono a cambiare prospettiva.
Ed è curioso che, anni dopo, quelle domande continuino a riemergere anche fuori dai laboratori, arrivando fino a esperienze come Biovital e a chi prova a interrogarsi su qualcosa che facciamo ogni giorno senza pensarci:
aprire un rubinetto, riempire un bicchiere e bere.
Forse l’acqua non ha ancora finito di raccontarci la sua storia.